STATO BRADIPO®, una storia di intraprendenza e creatività tutta al femminile

Surf From Realness oggi ha avuto l’opportunità di intervistare STATO BRADIPO, il brand di sea e surf wear creato con calma, amore e moltissimo estro creativo.

Immaginate un furgoncino giallo, il Western Australia e un ideale di vita ritrovato attraverso il contatto con il mare, un ideale di vita libero, creativo ed intraprendente.

È questa la storia di Nina, creatrice di STATO BRADIPO, un brand slow fashion che si propone come uno stile di vita e come scelta.

STATO BRADIPO è un invito a seguire il proprio ritmo, il ritmo della natura, a seguire i propri desideri e la propria originalità.

Lo stile che Nina ha creato attraverso STATO BRADIPO è fatto di costumi che ognuna di noi può indossare, costumi versatili che possono accompagnarci nelle nostre sessioni di surf più intense o in semplici giornate al mare.

Dentro questi modelli ognuna di noi può sentirsi a proprio agio e nel massimo della propria espressione creativa.

Uno stile che racconta di passione, creatività, intraprendenza e sostenibilità e che oggi andremo a scoprire fino in fondo!

1)Nina, sarei curiosa di sapere come ti sei avvicinata al mondo del surf e che cosa significa per te questa disciplina?

Mi sono avvicinata al mondo del surf grazie ad un luogo in particolare, un lido nella mia zona (Cervia, Romagna) dove si radunano da decenni una manica di surfisti della “vecchia scuola”. Mi sono ritrovata a lavorare lì e mi sono avvicinata per la prima volta a questo mondo, fatto di mareggiate incasinate, vento e onde adriatiche. L’immagine del surfista, la corsa sulle onde, è un’idea che mi affascina da quando sono piccola, ma non mi ci ero mai trovata dentro. In un’alba di settembre presi una muta e una tavola che non erano mie ed entrai in acqua; non avevo idea di cosa stessi facendo, nessuno mi rivolse la parola e finii alla deriva a un chilometro più a nord da dove ero partita, ma la sensazione di stare in acqua in quel modo è stata decisiva. Per me ora il surf è una sfida con me stessa, un pensiero fisso e la consapevolezza che devo riconoscere il mio ritmo nell’apprendere, sbagliare e migliorare in questa disciplina. Ora il surf è un obiettivo a lungo termine, in continua evoluzione, una vetta da raggiungere che si sposterà sempre più in alto man mano che lo praticherò. E’ uno stimolo continuo, un equilibrio fra la sintonia fisica con il mare e la consapevolezza completa del momento presente.

2)Da dove è nato Stato Bradipo? C’è stata un’esperienza, un’idea o un evento in particolare che ti ha spinta ad arrivare fin dove sei oggi?

STATO BRADIPO posso dire che è nato dalla mia spinta creativa che ha sempre bisogno di stimoli. Ho sempre voluto creare qualcosa di mio, una strada che potessi tracciare da sola, uscendo dalle convenzioni circostanti (società, scuola, lavori “comuni”) e che non mi sono mai andate a genio. L’influenza della mia famiglia è stata fondamentale; i miei sono due artisti e grazie a loro sono cresciuta sperimentando la creatività quotidiana, imparando a cucire, modellare la creta e dipingere da quando ho memoria. Crescere in una casa-laboratorio è decisamente una bella spinta verso una direzione poco convenzionale, ma penso che un evento decisivo sia stato l’aver vissuto un anno in Australia Occidentale quando avevo 19 anni. Lì ho realizzato cosa significa per me vivere al meglio delle mie aspettative: indipendenza, natura incontaminata e ho percepito un ambiente di totale libertà per i giovani e per le novità. Ho visto un’altra parte del Mondo e ho visto che le convenzioni ‘comuni’ si possono spezzare, che si può modellare il proprio stile di vita e che si può essere felici creando e seguendo i propri sogni. Dalla prima maglietta cucita e disegnata a mano firmata ‘STATO BRADIPO’ (circa 3 anni fa) ad ora è stata un’evoluzione allo stesso tempo impegnativa e spontanea. Impegnativa perché ho dovuto sempre tenere a mente l’obiettivo: non ho ascoltato gli scoraggiamenti (e ne ho avuti parecchi) da parte di persone e in situazioni difficili, imprevisti e momenti di smarrimento totale. Spontanea perché non poteva essere diverso, essendo STATO BRADIPO una proiezione di me stessa: un brand e stile di vita, giovane e intraprendente, dedicato al mare e alla consapevolezza per l’ambiente, seguendo il movimento Slow Fashion portato avanti con sincera passione.

3)Dove trovi l’ispirazione e la creatività che raccogli nei tuoi progetti e modelli?

  La mia ispirazione principale è la necessità. Tutto è sempre partito dal bisogno di sentirmi a mio agio, comoda e rappresentata dalla prima espressione che posso dare di me stessa: ciò che indosso. Negli ultimi anni ho abbracciato la consapevolezza che non serve tanto a stare bene, ma serve qualcosa che sia giusto e su misura alle proprie necessità. Questa consapevolezza la proietto nei miei progetti, cercando di creare sempre un genere di abbigliamento che sia funzionale, versatile e colorato (perché per me i colori fanno bene all’anima). Quando progetto un costume mi chiedo prima di tutto: è comodo? è utile? potrebbe essere quel costume che preferisco fra un mucchio di altri costumi, per originalità e funzionalità? Quando lo indosso mi sentirei libera di muovermi, nuotare, surfare e perché no, anche ballare? Quando progetto un indumento mi chiedo: quante volte in un anno vorrei indossarlo? Quanto mi può essere utile? è così comodo che lo indosserei anche per un viaggio in aereo di 23 ore? Mi ispira un buon sentimento? Quanto può durare nel tempo? E se le risposte che mi do prevedono un uso dell’indumento a lungo termine, allora lo creo.

4)Qual’è, per te, il segreto di una produzione e di una vita sostenibile?

Dalla mia piccola esperienza, penso che per poter mantenere una produzione sostenibile bisogna che ci sia dietro qualcuno al quale stia a cuore davvero questa tematica e che si impegni a basare ogni minima decisione sulla sostenibilità. Non per moda, come vedo ora che anche enormi aziende si dichiarano ‘EcoFriendly’, quando anche una produzione artigianale come quella di STATO BRADIPO ha per forza un impatto. Che siano ritagli di tessuto da smaltire o la carta in eccesso dei cartamodelli, che sia il packaging di una mia creazione, la stampa dell’etichetta o il carburante per gli spostamenti di lavoro, nel momento in cui si produce c’è anche di conseguenza dell’inquinamento. La verità è che per essere completamente sostenibili non si dovrebbe proprio vivere, non si dovrebbe produrre o consumare ed ho avuto dei problemi con l’accettazione di questa realtà. O si prendono delle scelte radicali, oppure bisogna essere consapevoli di cosa può essere una scelta più sostenibile rispetto ad un’altra ed applicare questo giudizio in ogni ambito quotidiano. Il potere più grande che abbiamo tutti è l’acquisto (o il NON acquisto). Comprando qualcosa si sta dando denaro, potere e incentivo ad una determinata industria, azienda o persona. Compriamo qualcosa tutti i giorni, diamo potere a qualcosa o a qualcuno tutti i giorni, eppure non ne siamo mai del tutto consapevoli. Per me la sostenibilità esiste solo insieme alla consapevolezza e al criterio secondo il quale si fanno certe scelte, specialmente se queste implicano l’acquisto o (cosa alla quale invito) il non acquisto a meno che non sia essenziale. Può essere contraddittorio da parte di una che vende costumi, ma ad ogni cliente mentre si prova un mio costume chiedo: “Ti senti a tuo agio? Ti piace tantissimo? Lo userai un sacco?” perché voglio anche io accertarmi che un acquisto sia consapevole e soprattutto utile.

5)Sei una donna che vive con tutta se stessa il mondo del surf che ancor oggi è caratterizzato da appannaggio maschile. Sei stata toccata da questo tipo di pregiudizi?

Per essere una surfista dell’Adriatico vorrei vivere il mondo del surf molto, molto di più di quanto riesco a fare qui, a causa della scarsità di mareggiate. Nella mia esperienza locale, in particolare nello spot dove surfo di più, sono sempre l’unica ragazza in acqua. Sono abituata a rispettare chi surfa da più tempo di me, a lasciare le onde a chi le rema prima di me e che se mi arriva una tavola sui denti è sempre colpa mia perché vuol dire che sono in mezzo. Questo è quanto ho appreso surfando in una zona molto ristretta, dove ogni individuo con il quale spartisco le onde è uomo e surfa da più tempo di me. Osservandoli ho appreso molto e sono da un lato riconoscente a me stessa per essermi impegnata a stare in acqua in mezzo a loro, fra urli, racconti assurdi, un po’ di localismo, ma anche onde condivise. Mi chiedo perché a surfare non ci sia nemmeno una donna, che surfa da più tempo di me, dalla quale io possa imparare qualcosa, ma la risposta penso di saperla. Sempre in questi spot della mia zona ho notato che nessuno mi ha mai dato un consiglio o una qualche dritta, finché non mi hanno vista provarci davvero o finché non ho iniziato a prendere le prime onde. Non so se questo dipenda dal fatto che io sia donna o se semplicemente siano diffidenti con chi è alle prime onde, o se forse entrambi. Per il resto non ho ancora surfato abbastanza e in abbastanza posti per avere un’opinione più ampia, ma vedrò di sperimentare e in ogni caso di rispettare chi è in acqua con me e soprattutto di farmi rispettare.

6)Ogni percorso che richiede mettersi alla prova, in particolare nell’ambito imprenditoriale e creativo, ha sicuramente le sue difficoltà. Come hai vissuto ed affrontato le difficoltà, gli ostacoli o gli scoraggiamenti che ti sei trovata davanti, anche in relazione al tuo essere donna?

Sinceramente per quanto riguarda STATO BRADIPO non ho dovuto (ancora) affrontare difficoltà che fossero correlate all’essere donna, quanto più è stato sempre difficile aprirsi una strada in un paese vecchio e troppo tradizionale, che lascia indietro i giovani ed i progetti dei giovani. Con STATO BRADIPO lavoro principalmente con me stessa e quando ho dovuto collaborare ho sempre avuto la fortuna di avere a che fare con donne straordinarie, con una vita di esperienza nel settore tessile e dalle quali ho appreso molto. Ho scelto di intraprendere il mio percorso con questo brand proprio perché voglio essere il capo di me stessa e anche per non vedermi trattata in maniera diversa e svalutante solo perché sono donna, come invece mi capita in altri ambiti lavorativi e quotidiani, dinamiche retrograde e delle quali sono cosciente da anche troppo tempo. Certamente ci troviamo tutti davanti ad opportunità e a difficoltà, a prescindere dalla nostra identità di genere. E certamente, per il momento, qualcuno ha più opportunità e meno difficoltà o viceversa, a seconda degli ambiti nei quali si decide di aprirsi una strada. Per me è stato fondamentale essere sicura di me stessa e delle mie scelte, in questo modo ho sempre dimostrato che la centralità interiore è fondamentale per crearsi un ambiente di rispetto e di credibilità anche a livello lavorativo. E dove ho visto del palese maschilismo mi sono fatta una risata, lanciato un dito medio e continuato ad essere sicura delle mie potenzialità.

7)Che cosa vorresti dire alle surfiste e ai surfisti di tutto il mondo che, come noi, sono pieni di sogni, creatività e speranze?

Lo vorrei dire a tutte e a tutti: Non fatevi abbattere da chi vi dice che c’è qualcosa di impossibile. Non fatevi distrarre da cose inutili; distaccatevi dalle persone nocive e che non vi lasciano spiccare il volo. Ascoltate sempre voi stess*, praticate un po’ di sano egoismo e mettete un po’ di creatività in qualsiasi gesto, tutti i giorni. Siate sincer* e spingetevi sempre a fare quel primo passo, che ammetto a volte fa molta paura, ma ne vale sempre la pena. Non fermatevi mai, impegnatevi in ciò che vi viene spontaneo, amate, divertitevi e prendetevi il vostro ritmo 🙂 Ci vediamo in acqua.

Cheers! Nina di STATO BRADIPO

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