Il surf è maschilista?

Ho visto uomini dropparmi ad ogni onda che provavo a remare e poi darmi consigli su come partire meglio. Ho sentito uomini dire che il surf è uno sport solo per maschi veri. Ho sentito un’infinità di commenti indecenti sulla line up rivolti ad ogni surfista in bikini. Ho visto arrivare la parità salariale per le surfiste professioniste solo nel 2019.
Ho visto blog dedicati a viaggi, surf e mogli disperate.
Le “donne dei surfisti”, “le donne no surf” vengono chiamante, quelle che, tacitamente, si piegano alla volontà dei loro patriarchi con tavola da surf.
Come se, metà del genere umano non potesse far altro che partecipare al mondo del surf da spettatore.

Non mi arrenderò mai a tutto ciò.
Le donne fanno surf, sono surf e vivono il surf indipendentemente dagli uomini.

Questo è lo spazio dove abbattere, sviscerare e vincere uno ad uno, tutti questi orribili stereotipi che fanno parte di una visione denaturalizzata e macista del surf.

Fortunatamente le generalizzazioni sono sempre sbagliate, non posso dire che il mondo del surf sia costituito SOLO da maschilismo e sessismo, effettivamente esiste anche una parte di questo mondo che considera il reale valore del surf femminile.
Molto più frequentemente però il surf femminile è considerato ed apprezzato solo in quanto sport dove poter ammirare una gran quantità di carne femminile scoperta.
È per questo che secondo me è necessaria, così come in qualsiasi altro ambito culturale, una vera e propria rivoluzione femminista. Bisogna far capire al mondo che il surf femminile è ben altro che bikini striminziti e onde a misura di bambino.
Il surf femminile è anche sacrificio, valore, talento e coraggio.
Gli stessi identici valori che valgono per il surf maschile ma che, per ovvie ragioni socio-culturali, vengono esaltati di più.
Quanti di voi sono a conoscenza dell’Institute for Women Surfers o del Committe For Equity In Women’s Surfing?
Ammetto che anche io, prima di rendermi conto delle ingiustizie presenti in questo mondo, non ne ero affatto a conoscenza. Cosa che sta a dimostrare come il patriarcato si sia riuscito ad insinuare perfino in un ambito autentico come quello del surf.
Tuttavia, dopo numerose incazzature, sconforti e ricerche sono riuscita a trovare queste due associazioni che si attivano per promuovere l’informazione, la parità di retribuzione e l’inclusione delle donne nel mondo del surf. Il loro obbiettivo è quello di introdurre una vera e propria equità significativa all’interno del surf competitivo.
The waves do not discriminate”, questa è stata la prima frase che mi è saltata agli occhi la prima volta che sono finita sul sito della CEWS.
Le onde non discriminano.
Inutile descrivervi l’emozione e i brividi che mi hanno assalita nel leggere la loro pagina: per la prima volta ho capito di non essere sola in questa battaglia, ho capito che probabilmente moltissime altre donne come me stavano affrontando gli stessi sconforti che stavo affrontando io.
È vero, il surf è maschilista e probabilmente continueremo a sentirci dire che non saremo mai brave o coraggiose quanto gli uomini, continueremo ad essere giudicate per il nostro bikini e non per la nostra bravura, ma la nostra voce sarà sempre più forte e le onde continueranno a non discriminarci, mai.
È per questo che ho deciso di dedicare un intero spazio dedicato al surf femminista all’interno del mio blog, per poter dare voce a più surfiste possibili e poter abbattere la cultura del surf maschilista.
Sono sicura che molte di voi avranno tante cose da raccontare a riguardo ed è per questo che infatti vi chiedo di scrivermi per email a info@surfromrealness.it oppure nei DM di Instagram o Facebook per raccontarmi le vostre esperienze o le vostre idee in modo tale da poter creare uno o più articoli completamente dedicati a voi.
Questo è il nostro spazio, lo spazio per una vera e propria battaglia culturale nel mondo del surf.

Vi auguro di continuare a credere nelle vostre capacità e di non curarvi della misura dei vostri bikini.
Ci vediamo sulla prossima onda, Sorelle,
Clara.

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