Essere surfiste oltre ogni limite e stereotipo

Viviamo in un mondo che vuole le donne sempre gentili e disponibili, capaci di fare tutto ma non di eccellere realmente in qualcosa, sessualmente e socialmente appetibili senza però mai provare alcun tipo di appetito.
Tutto ciò si riversa sul corpo della donna in ogni ambito, persino nel surf.
La donna surfista è sempre più bella che brava e, a volte, quando non è neanche bella diventa addirittura difficile considerarla brava.
Decimate, ignorate, etichettate come “le ragazze dei surfisti”, troviamo conforto tra le onde del nostro cuore.

Il surf è irrorato di mascolinità tossica in ogni dove e ciò danneggia gli uomini per primi.
Nell’immaginario collettivo il surfista è l’uomo forte, dinamico, che non teme niente e nessuno, che è disposto a tutto pur di prendere un altra onda, l’uomo parte di un branco, branco che non ammette errori né sconvolgimenti.
Spesso il surfista, sopratutto se avanti con l’età, è colui che si sente necessariamente in diritto di graziare il mondo con i sui consigli. Se poi sei una donna, magari anche in bikini, non risparmierà di certo le sue infinite storie di terrore e coraggio di quando a Bali o alle Hawaii si trovò ad affrontare mareggiate disumane. Ma soprattuto di come, grazie alla sua impervia, riuscì ad uscirne vivo e trionfante.
Per molte volte ho ascoltato silenziosamente ognuna di queste storie, ognuno di questi consigli di cui molte volte ho fatto tesoro, altre volte invece, ho fatto tesoro solo di tanta rabbia.
Molte, moltissime altre volte, sono stata la sola donna sulla line up per ore e ore.
Non rimarrete sicuramente sorpresi nel sapere che all’interno del mondo del surf si conta una netta maggioranza pari all’81% di surfisti uomini e la restante parte pari al 19% di surfiste donne.
La domanda che però sorge spontanea è: perché?
Tra le risposte possibili ci sarà sicuramente chi dirà: “Beh, le donne sono statisticamente meno coraggiose e il surf ha bisogno di molto coraggio”.
Falso. O forse anche vero, se si considera l’enorme influenza culturale che si infligge sulle donne già dai primi momenti in famiglia.
Ci viene insegnato fin da subito che qualsiasi cosa è fin troppo pericolosa per noi, a partire dall’uscire di casa da sole la notte, fino all’indossare una gonna troppo corta, come se fossimo delle bamboline di porcellana che potrebbero rompersi da un momento all’altro.
Sfiderei chiunque a crescere con queste limitazioni e a non provare alcuna paura di fronte a qualsiasi situazione anche solo percettibilmente pericolosa.

Tempo fa mi ritrovai a fare un piccolo esperimento, che nemmeno saprei dire come mai mi venne in mente. Presi il mio telefono, aprii Google e digitai la parola “surfisti”.
Uno dei primi risultati che trovai fu: “I migliori surfisti al mondo”, e poco sotto di esso un articolo riguardante i surfisti più sexy al mondo, per poi proseguire con altri numerosissimi elogi dei surfisti più bravi e più coraggiosi d’Europa, degli USA e del mondo.
Qualche minuto dopo digitai lo stesso termine ma al femminile e il primo risultato fu una classifica stilata da playboy delle 21 surfiste più hot da seguire su instagram, seguito da un’altra decina di articoli riguardanti lo stesso argomento, se non consigli di bellezza o classifiche dei migliori bikini per surfiste.
Rimasi con un amaro in bocca non indifferente: di classifiche sulle migliori surfiste al mondo nessuna traccia.
Eppure ce ne sarebbero di così brave, così coraggiose, alcune così tanto determinate da sopravvivere all’attacco di uno squalo e poi riuscire a surfare onde di 12 metri con un braccio solo.
Eppure molte di loro sono state eclissate, messe in secondo piano, stipendiate meno dei loro colleghi, licenziate a seguito di una gravidanze e poi ignorate, dimenticate.

Parlare di tutto ciò, creare uno spazio in cui poter dar voce a cose che ognuno di noi pensa ma che trova difficile ammettere deve servire a far emergere discussioni costruttive sempre più profonde, dentro e fuori dalla line up.
Per me è di fondamentale importanza portare tutti, uomini e donne a smettere di far finta che questi problemi non siano reali, che non ci appartengano.
Vorrei un mondo del surf che tenga in considerazione noi donne a partire dal nostro talento e non dalle nostre misure, in cui le donne continuino ad essere sempre più numerose, sempre più coraggiose, sopra onde sempre più grandi e su tavole sempre più corte.

Spero che nelle mie parole abbiate trovato coraggio, ispirazione o anche rabbia e che tutto ciò vi sproni sempre più ad abbattere ogni limite e ogni stereotipo.
E a voi surfiste che, come me fino a poco tempo fa, vi sentite inglobate da paure che ci sono imposte dalla società, ho una cosa da dire:
fottetevene e siate aggressive, le onde sono con voi.

See you on the next wave,
Clara

close

Iscriviti alla newsletter per tutti gli aggiornamenti!

I accept the Privacy Policy*


Comments

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate