Che cos’è (veramente) il surf?

A causa dei bombardamenti pubblicitari, dei mass media e dell’infinità di film a riguardo, è entrata nella mente comune l’idea che il surf sia fatto solo di sole, tavolette leggerissime, bikini e falò estivi, cosa che in realtà nel nostro preciso contesto geografico è un’utopia.
Infatti il surf d’estate in Italia è, ahimè, una cosa piuttosto rara.
Il nostro paese, purtroppo, si mostra ancora ostile verso un approfondimento di questa disciplina, limitandosi al surf che solitamente è passato alla televisione.

Che cos’è il surf?
Sicuramente questa domanda non può avere una risposta oggettivamente corretta in quanto il surf, nella sua natura più vicina ad una filosofia che ad uno sport, richiede un’interpretazione personale da parte di ognuno di noi.
Sono sempre stata molto restia a categorizzare il surf come uno sport in quanto gli insegnamenti che ho ricevuto e la mia esperienza all’interno di esso mi ha portato ad approcciarmi in modo diverso da come si fa con uno sport vero e proprio.
Certamente il surf ha moltissime caratteristiche comuni a qualsiasi altro sport, ci sono delle regole precise che vanno rispettate, delle competizioni a cui si può o meno partecipare e c’è anche un organizzazione mondiale che si occupa del surf professionale.
Ad ogni modo non è mio intento svalutare la parte “sportiva” del surf, che deve continuare ad emergere e a crescere sempre di più, piuttosto cercherò di mostrare un’altra visione del surf, quella del surf dell’anima.

La parola hawaiana per descrivere il surf è “he e’nalu” che significa letteralmente “diventare un tutt’uno con l’onda, scivolandovi sopra”.
Già da questa definizione è chiaro come, la natura e l’origine del surf sia completamente diversa da qualsiasi altro sport. Infatti il surf nasce dal desiderio di affrontare la natura cercando di tornare a ciò che è essenziale, puro, autentico. I surfisti affrontano il mare, cercando di diventare un tutt’uno con esso senza chiedere nulla in cambio: è questo lo spirito più autentico del surf.
Chi si butta in acqua, sopratutto nei momenti più difficili, magari all’alba di un freddissimo giorno di gennaio, si rimette al mare con un sacrificio non da poco: quello di uscire dalla comfort zone.
Ogni surfista che ha veramente passione per quello che fa non smetterà mai di compiere questi sacrifici senza chiedere mai nulla in cambio.
Compierà questi sacrifici solo ed unicamente per vedere se, quel giorno, il mare concederà lui l’emozione più gratificante di sempre: diventare un tutt’uno con l’onda.
È per questo che, secondo me il surf, si oppone alle società in cui viviamo: l’atto del surf non richiede nessun profitto alla base, richiede unicamente sacrificio, passione e scompiglio.
L’onda infatti scompiglia ogni prospettiva e fa vacillare tutta la superficialità di questo mondo, distrugge e non chiede perdono, così come il surfista la affronta senza chiedere nulla in cambio se non pura emozione.

Come affrontare l’approccio a questa disciplina.
Come sono solita dire il surf è una questione di anima, questo perché secondo me il modo giusto per approcciarsi ad esso è quello di una stretta connessione tra anima, corpo e mente.
La mia affermazione si basa unicamente dalla mia esperienza: giorni in cui la mia anima e la mia mente erano in continuo contrasto tra di loro mi è stato impossibile surfare.
Ci sono stati giorni in cui sentivo il bisogno di avere rivalsa su qualcosa o qualcuno, giorni in cui sentivo di dover dimostrare qualcosa. La mia mente era in un atteggiamento di lotta continua con il mondo, con me stessa e con il mio corpo.
Quando invece ho cominciato a capire che per riuscire a surfare al meglio avrei avuto bisogno di armonia tra la mia mente, la mia anima e il mio corpo, i miei progressi erano sempre più evidenti.
Il surf richiede equilibrio, da tutti i punti di vista. Serve equilibrio fisico, per poter stare in piedi sulla tavola, ma serve anche equilibrio spirituale e mentale per poter accettare ciò che il mare ti mette davanti.
Ho smesso di entrare in acqua incazzata e a voler dimostrare a tutti i costi le mie abilità e ho iniziato ad entrare in acqua, in pace con me stessa e con il mare.
Ho capito cosa è realmente il surf e ho iniziato a non chiedere più niente, a non cercare nessun tipo di profitto da esso e all’improvviso mi sono ritrovata un tutt’uno con l’onda.

Perché il surf e il big wave riding non sono la stessa cosa?
La differenza tra i due è visivamente già molto evidente eppure, per qualche oscuro motivo, alcuni continuano a far corrispondere queste due discipline.
Infatti i big wave surfers sono quel genere di surfisti che cavalcano onde giganti, solitamente al di sopra dei 6 metri con delle tavole particolari chiamate “gun”.
Per fare ciò è ovvio che i surfisti in questione non remano fino alla line up, ma vengono trasportati da moto d’acqua e monitorati da esse fino all’arrivo della fatidica onda. In casi estremi, come nel caso di Nazarè, questi surfisti hanno anche le tavole strettamente legate ai piedi.
Alla base di questa disciplina c’è ovviamente la sensazionalità, i big wave surfers infatti sono eroi che affrontano la natura più estrema, più selvaggia, ponendosi in contrasto con essa e provando in qualche modo a domarla.
Tutto ciò è si, sensazionalmente meraviglioso, ma forse, a mio parere, ha poco a che vedere con il concetto base del surf, quello che ci fa diventare un tutt’uno con l’onda scivolando su di essa.
Il concetto di scivolamento infatti rimanda ad una dimensione molto delicata di questo atto, una dimensione che non presuppone alcun contrasto.
Al contrario si può dire che i big wave surfers effettivamente “cavalcano” l’onda in modo quasi imponente, aggressivo.
Il big wave surf infatti è, certamente, una branca del surf, ma sembrerebbe quasi un surf “da combattimento”, un surf estremo che ha veramente poco a che vedere con la naturalezza del surf classico.

Per oggi è tutto e nel frattempo vi auguro di diventare un tutt’uno con l’onda della vostra vita.

See you on the next wave,
Clara.

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3 thoughts on “Che cos’è (veramente) il surf?

  1. Quando attraversi la prima ondata con la tua tavola e ho sentito che sei entrato in un’altra sfera, è perché il surf è già nella tua anima.

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